IL DOLORE


DIARIO MAGGIO 2012

IL DOLORE

(L’INUTILITA’ DEL DOLORE?)

In quasi tutte le mail che ricevo settimanalmente affiora con evidenza il problema del dolore. Non si tratta ovviamente di dolori fisici ma di un “peso poco sopportabile che si avverte nel petto e sembra perfino influenzare il respiro e la circolazione del sangue”. Così lo descrive nel suo messaggio un laureato con 110 e lode che ora non sa che fare per dare un senso alla propria vita dato che ovunque si rivolga incontra il nulla.

Si direbbe che la condizione umana stia superando ogni limite di smarrimento e di oppressione.

Fin qui ho sempre trovato qualche risposta soddisfacente.

Ma ora, proprio oggi mi sono arrivate tre Mail che chiedono esplicitamente “Secondo te Silvano, cos’è il dolore?”

Ho quindi incominciato a riflettere sul fatto che alcuni anni fa avevo in mente di elaborare un saggio intitolato L’INUTILITA’ DEL DOLORE la cui stesura ho sospeso per via di un flusso tragico di dolore generale emerso dalla cosiddetta e attuale “CRISI”.

Qual’era il punto centrale del mio pensiero, allora? Ero convinto che così come qualsiasi dolore fisico ha una sua causa specifica che, una volta individuata, consente di risolvere il dolore stesso, anche il dolore interiore abbia una causa che va individuata, rintracciata e risolta.

Quasi sempre il dolore psichico trae origine da uno stato di impotenza, all’interno del quale il percorso del “fare” diventa diafano e spesso inesistente.

Basta far credere che senza lavoro non si puo’ esistere e al tempo stesso rendere impossibile a milioni di individui trovare un qualsiasi posto di lavoro.

Si tratta in questo caso di rintracciare i legami che immobilizzano l’essere e gli impediscono di agire. Spesso i legami più problematici sono quelli relativi all’ambito familiare, a quello del lavoro o della disoccupazione, a una gestione sottomessa dell’affettività, alla cosiddetta “solitudine”.

Erroneamente l’isolamento viene definito solitudine, tanto che gli antichi pensatori romani definivano la solitudine “la sola beatitudine”.

Come si esce da questo equivoco? Scoprendo che l’isolamento è causato dall’assenza di un reale sentimento di amore per se stessi e quindi l’emersione del conseguente bisogno di affetto esterno per colmare il vuoto dovuto all’assenza di un qualsiasi sentimento di amore reale per il proprio essere.

Si tratta innanzitutto di scoprire la propria vera preziosità. Basterebbe anche solo conoscere il reale funzionamento del proprio corpo, la spettacolare abissalità dell’essere che è in noi, l’unicità di ognuno che potrebbe determinare e scandire la diversità di tutti,la complessa vastità dei sentimenti, la grazia del poter vedere, sentire, toccare il mondo, la conoscenza delle immense folle di cellule che ci costituiscono e ci abitano ( circa un miliardo per ogni grammo del nostro corpo).

Insomma il valore estremo di ognuno sembra svanire nell’angoscia dell’attuale e nuova perversione sociale di una Crisi, in nome della quale la minaccia quotidiana di un futuro incerto sembra cancellare ogni valore di libertà e creatività a favore di una ennesima sottomissione alla protervia del potere, specializzato in morte e analfabeta di vita.

Così incomincio a sospettare che il dolore psichico sia una chiave di volta, una garanzia di accettazione di qualsiasi follia sociale, dalle quantità immense di ossido di carbonio emesso dalle automobili (gas letale) in vergognoso ossequio alle multinazionali del petrolio che vengono quotidianamente permesse in ogni città, alla fissazione che sia utile costringere tutti a credere che il lavoro sia una benedizione e che la vita vada relegata in qualche oscuro angolo del giorno o negli inquieti anfratti domenicali.

Il dolore psichico, dunque, ad ogni livello sembra essere il vero prodotto interno lordo (PIL) di ogni paese del mondo perché  è l’insopportabilità del dolore psichico che rende tutti obbedienti alle migliaia di norme che rendono appunto “normali” questi insostituibili capolavori della natura che sono, all’origine gli esseri umani.

Così si va scoprendo che l’80 per cento delle risorse mondiali vengono sperperate per mantenere inalterati i meccanismi di difesa e protezione dei privilegi di pochi. Si pensi alle immense somme assorbite dagli armamenti, dalle prostitute, dalle droghe, dalle carceri, dalle scuole, dalle reclusioni nevrotiche negli angusti spazi familiari.

Si pensi che con un quinto delle spese militari si potrebbe procurare un buon pranzo caldo e una casa gratuita a sette miliardi di esseri umani e che invece le mafie imperanti sono giunte al colmo di far pagare un pizzo permanente sulla propria casa conquistata a fatica nell’intero corso della propria esistenza.

Allora, se mai lo scriverò, il mio saggio non si intitolerà “L’inutilità del dolore”, ma più realisticamente “La perversa utilità del dolore”.

                        Silvano Agosti

 

Mi  torna spesso alla mente la mia prima poesia, concepita all’età di otto anni.

 

Ho dipinto la nuca

Di un istante,

col volto scarno

delle mie memorie.

 

Mi ero distratto,

guardando di sfuggita,

la fragile commedia della vita-

Si è concluso ieri domenica 29 marzo il seminario intitolato DALL’IMPOTENZA ALLA CREATIVITA’

Ho avuto per otto incontri una ventina di partecipanti

Ed è stata  una esperienza di rara intensità e armonia. Sembravamo tanti cuccioli che avevano trovato finalmente una radura dove giocare e scambiarsi emozioni,  mentre altrove imperversava la bufera della mediocrità e della ferocia nella negazione di ogni rispetto e valore della persona umana.

Gli attuali regimi hanno inventato una sorta di tortura invisibile. Basta mentire sulle reali dimensioni del progresso che, grazie all’automazione delle industrie ha liberato ormai milioni di persone dall’obbligo del lavoro coatto. Un forte antidoto alla menzogna è dare la priorità assoluta alla libertà da ogni ricatto sia lavorativo che fintamente amoroso.

 

 

                                                                                                  FOTO ALBERTO CICALA

Ciao silvano,

 

ti mando una foto che ti ho fatto qualche giorno fa al buio del tuo cinema con uno speciale procedimento tecnico. Ho scoperto così che tu sorridi anche al buio.

Alberto

 

Caro Alberto,

 

sorridere non costa nulla, mentre rattristarsi ha il costo del dolore. Se ci si lascia rattristare dall’incompetenza organizzativa e dalla ferocia di chi gestisce il potere si finisce per diventare suoi complici.

Ecco perché, anche nel buio dell’attuale situazione preferisco sorridere. Almeno non somiglio in nulla all’arcigna serietà del potere.

LE MAIL DELLA SETTIMANA

Da: simone funaro [mailto:funa90@live.it]
Inviato: domenica 10 luglio 2011 3.04
A: silvanoagosti@tiscali.it
Oggetto: pensiero

 

Ciao Silvano. Da tempo guardo i tuoi film e ascolto le tue parole.
Mi sono affacciato ai 20 anni e mi sono accorto, dopo aver ascoltato le tue storie,
di essere stato, fino ad ora, travolto da un’ ondata di inutilità, trascorrendo parte della mia
adolescenza subendo la vita anziché viverla; riuscendo così a scoprire, in parte
l’origine della mia infelicità. Sebbene stia ancora cercando di uscirne.
Devo dire, inoltre, che riuscendo a svegliarmi da questo stato di torpore talvolta
mi meraviglio di come le persone, soprattutto se della mia età,
possano dedicare la propria vita ad una quieta disperazione
come quella lavorativa ringraziando il cielo di poter fare
gli stessi gesti ogni giorno per anni interi: idea che trovo ogni giorno più aberrante,
se non dettata da un forte senso di necessità.
Spesso, leggendo i tuoi diari, le lacrime rigano il mio volto; dalla potenza contenuta
nei pensieri e nelle parole che esprimi e dall’incommensurabile senso di libertà che è nato in me
grazie ad esse.
Si è creata, per così dire, una dualità dettata, da una parte dalla forza e dalla voglia di
libertà scaturita in me e dalla voglia di gettarmi ad esperimentare la vita,
mentre l’altra descritta dallo spaventoso deserto che mi circonda
e in cui ogni persona che conosco, per qualche misterioso motivo, cerca di condurmi
(lavoro, scuola, fare soldi, etc.) e che , per ovvi motivi, non attrae i miei interessi.
Non riesco da tempo a uscire da questo stato di paralisi che oramai si protrae da troppo.
Non so se leggerai mai questa mia lettera e vorrai dedicare un minuto ad una
persona che non conosci, ad ogni modo ti ringrazio lo stesso.
E’ forse solo grazie a te che ho scoperto ciò che realmente sono.
Semplicemente un essere umano.
Grazie.
Simone

Caro Simone,

la tua mail mi ha spinto a elaborare lo scritto suk dolore che apre il mio Diario di maggio- La tua testimonianza ha il valore degli emblemi in quanto rappresenta, credo, il sentimento portante che caratterizza i giovani in questo non aureo periodo della storia umana.

La tua voglia di libertà è sacra e sappi che è solo nel territorio di una libertà interiore che scaturisce la creatività, balsamo benefico di ogni disagio. Difendila e considera che la tua realtà è simile auna nave, ferma nel porto e più numerosi sono gli ormeggi più impossibile sarà partire. Si tratta di sostituire gli ormeggi con delle ancore, che ti uniscono ma non ti legano ad alcun porto e, quando ne senti il desiderio    ritiri a bordo le ancore e parti per il grande mare dell’essere. Anche il legame d’amore non deve essere assoluto ma lasciare il posto alla vita, costantemente. A proposito, ti mando un saluto libero ma colmo di affetto.  Silvano

 

Alessandro Simonini

Ass.Cult.OLISTAGE

Auditorium S.Chiara

Via Caterina Troiani, 90 Roma

www.olistage.it info@olistage.it

 

Buongiorno Silvano,

 

l’essere umano dovrebbe a pieno diritto essere inserito nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’Umanità, ma coloro che dovessero notificarlo avrebbero bisogno di riconoscere in sé quello stesso elemento immateriale che dichiarano non sussistere.

Temo che le organizzazioni umanitarie più blasonate non siano altro che inevitabili coperture di un sistema in realtà dittatoriale ed egoista.

Se davvero ci fosse stata l’intenzione di debellare la fame nel mondo non pensa che l’unicef, la fao e altri enti governativi avrebbero risolto la cosa da tempo? magari portando il know how alle popolazioni bisognose e non solo il latte liofilizzato della nestlè insieme a vaccini e veleni da testare.

Mi guardo intorno come molti e come molti faccio ricerche. Metto insieme i pezzi e il disegno voluto per noi da una casta di criminali sempre meno occulti non è il migliore dei mondi possibili.

Dunque non ho stima delle organizzazioni umanitarie. Nella risposta che le hanno inviato leggo un sottotesto che non fa altro che darmi ulteriori conferme.

 

Lei è una persona spiritualmente evoluta e non credo che si meraviglierà se le dico che reputo certa l’esistenza di una volontà secolare da parte del potere per impedire che gli esseri umani escano dal buio dell’ignoranza e si liberino dalla schiavitù economica.

Sospetto che tale impedimento nasconda aspetti della realtà ancora poco noti ai più e che coinvolgono proprio quella qualità immateriale che distingue l’uomo e lo rende prezioso e riconoscibile dall’altrimenti nulla.

 

Un cordialissimo saluto e grazie.

 

Alessandro Simonin

Caro Alessandro,

grazie al cielo i concetti che esprimi nella tua mail vanno diffondendosi sempre più nelle coscienze di chi,piagato dalla ferocia del potere, sente cresce immensa la necessità di fermare questo immane pulsione al suicidio che caratterizza le attuaki strutture organizzative del territorio sociale. In altri tempi si sarebbe dichiarata una guerra che non importava tanto vincere quanto ottenere una nascente aspirazione alla libertà. Oggi non essendo più possibile questo tipo di soluzione il potere ha dichiarato guerra direttamente all’intera umanità.

Un abbraccio, Silvano

 

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MI SENTO DI RACCOMANDARE LA LETTURA DI QUESTO LIBRO CLANDESTINO A TUTTI QUELLI CUI STA ACUORE UNA PIU’ NITIDA COSCIENZA DELLA REALTA’

 

L’AMORE AI TEMPI DELLA TELECOM di CARMELO ALBANESE
                         RAGGIUNGIBILE su  ca.albanese@tiscali.it

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http://carmeloalbanese.wordpress.com/lamore-ai-tempi-della-telecom/

 

Ecco un brano magistrale tratto da “L’AMORE AI TEMPI DELLA TELECOM” a proposito dei grandi Managers.
“Seguendo l’ottica dei nuovi geni dell’economia, quando Fleming scoprì la penicillina, invece di saltare sulla sedia per la felicità, l’umanità avrebbe dovuto iniziare a preoccuparsi. La penicillina avrebbe salvato moltissime vite umane. Sarebbe avanzato un popolo altrimenti condannato a morte. Il nuovo popolo, salvato dalla penicillina, avrebbe preteso di vivere e sfamarsi. 
I calcoli economici sul fabbisogno del pianeta sarebbero conseguentemente andati a farsi friggere. Fleming avrebbe aperto la porta ad una recessione mondiale. 
Il buon senso sparì dalla faccia dalla terra per fortuna solo dopo l’avvento dei gringos. Lo scienziato fece in tempo ad essere considerato un eroe dell’umanità. Figuriamoci se qualcuno avesse inventato un rimedio per raddoppiare l’aspettativa di vita degli esseri umani! Per gli economisti che facevano i rating sarebbe stato un disastro. Aveva anche letto qualcosa su una rivista a questo proposito. In un laboratorio del Massachusetts, non sono sicura che fosse proprio nel Massachusetts ma tanto le scoperte le fanno tutte lì, erano già riusciti a raddoppiare la vita dei topi. Se i politici invece di mangiarsi tutti i soldi dei contribuenti inventando amenità di questo tipo, avessero favorito la ricerca. Insomma, se ci fosse stata una vera società, chissà a quale punto si sarebbe potuti arrivare. “

 

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Pubblicato il aprile 30, 2012 su Archivio Diari. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 7 commenti.

  1. L’intelligenza del nostro “essere” ha radici antiche e sapienza infinita. sono convinto dell’utilità del dolore: sia quello fisico che quello psichico. Pensiamo al colore fisico, come vera fonte di vita, senza di esso infatti appoggiando una mano su di un ferro rovente la lasceremo lì per molto tempo prima di accorgersi che é in pericolo la nostra vita. In eguale misura il dolore psichico ci avverte. Sono i canali di interpretazione di questa manifestazione dell’anima ad essere corrotti. Forse bisognerebbe percorrere una nuova (o antica) via di reazione, imparare dai bambini per recuperare una sana risposta a stimoli avversi. Oppure lasciare che il dolore la sofferenza scorra fluisca come un fiume in piena che tutto travolge; una forma di energia che cambia il nostro essere il nostro vivere per poterci adeguare alla nuova situazione. Il dolore in alcuni é fonte di poesia di arte sia essa distruttiva o costruttiva. Affermare l’inutilità del dolore potrebbe portare a castrare una parte importante della nostra energia vitale. Imparare ad assecondarlo può divenire fonte di nuovi stimoli e nuove idee. W l’amore W l’uomo.

  2. Arrabbiarsi contro un proprio dolore fisico lo fa aumentare. Arrabbiarsi contro il dolore mentale è l’inizio della guarigione. Tutti noi abbiamo memoria di momenti di felicità, che non è solo eccitazione, momenti provati a volte senza una precisa causa, per un clima affettuoso disinteressato, davanti ad un tranquillo spettacolo della natura, ecc… Molti di noi coltivando tecniche o atteggiamenti mentali hanno imparato a riconoscere e godere momenti più o meno lunghi di serena pace con se stessi e il mondo. Alzandoci dal letto e facendo riferimento a questi momenti proviamo a vivere la nostra vita con quegli stati d’animo e possiamo accorgerci dei motivi o cause che li interrompono, per via dei moti della nostra interiorità ed a causa dei compiti da dover eseguire subito e magari controvoglia. Occorre modificare i motivi di queste interruzioni dello stato “felice”. Se tutti noi chiarissimo questi motivi in noi stessi e ci organizzassimo per non esserne schiavi collettivamente allora l’umanità sarebbe già guarita.

  3. Canto dell’indignazione
    Quanta saccente presunzione. Quante arie. Quanti inganni. Quante menzogne. Quanta poca vergogna e quanta rabbia per tutto quanto questo. Quanta indignazione, quanti sguardi gonfi d’odio e di rancore, quanta stanchezza. E’ tutto troppo il quanto e troppo debole la forza per sostenerne tanto perchè siam piccoli…Dio sa quanto! E deboli e depredati. Siete voi dalle spalle larghe e ben protette, voi altezzosi signori del potere a dover portare il peso inflitto a questi inermi. Quello che soffoca chi già di suo non respira. Fate in fretta ammenda delle vostre colpe prima che vi calpesti la ruota della storia. Quel peso vi appartiene: è vostro per intero e vostra sia la vergogna per farlo addebitare ad altri. Vostra sia la vergogna per averci costretti, volendo sopravvivere, gli uni contro gli altri mentre riempite di cibo sprecato i vostri capienti ventri, dilatando le vostre avide mani come le ali del falco predatore. Chiedete perdono per tutto il male che altri han fatto per vostro conto, aizzati dalla vostra insaziabile voracità; mai per una volta umili nell’ammettere un errore; mai per una volta disposti a correggerlo; sempre, però, d’accordo, pur odiandovi in apparenza, a votar ciò che vi paga. Voi avete fatto un falò delle nostre speranze e del nostro futuro, danzando corrotti attorno al fuoco. Attenti a voi che il vento non si giri e che le fiamme non facciano giustizia. Attenti a voi che la rabbia non rompa gli argini e non diventi come lava, una valanga incontenibile. Voi che dominate il mondo con l’inganno, iniettando nei deboli le vostre verità, infliggendo le vostre leggi come punizioni; convinti d’essere eterni e indistruttibili, ignorate, pur sapendo tutto, la forza che matura nell’anima del popolo. Sarà quella la forza che dura contro lo sfruttamento ignobile di chi è già misero di suo e se non vi fa paura tenete pure stretto il vostro scettro che nessun di noi lo vuole anzi troverà in voi un più accogliente spazio e…farà male. Voi, bene incravattati a mascherar l’odore, a causa vostra l’orizzonte manca e si è fatto fitto il buio e, per merito vostro, dite, ricomparirà la luce; voi non avete più alcun diritto di parlare: lasciate a noi la voce, ritirando il vostro ricco fardello in un’altra dimensione, meglio se occulta, ma per il vostro bene. Non per organizzare un’altra loggia, non per riattivare il segreto cancro: delle vostre mani, sporche di sangue e di ingiustizia, non vogliam aver neppure parte di una traccia che ci inquini a nostra volta; piuttosto che sporcizia da noi verrà il perdono lasciandovi godere del maltolto e nelle mani di chi ha ben altra legge ma il patto che facciam per risparmiarvi richiede che sia presa con urgenza una solenne decisione: senza indugio alcuno, ovunque siate, sparite dallo sguardo. Se non per un ricordo dell’amore, fatelo almeno per decenza e fate pure festa alle nostre spalle per aver la vita salva ma perso il vostro onore. Per noi sarà abbastanza poter ricominciar da capo nel solco di una terra…senza orrore.

    Guido

  4. caro..carissimo Silvano..si carissimo perchè oggi è una giornata strana una di quelle in cui il dolore mi toglie il fiato e la consapevolezza di non avere (non più) qualcuno che capisca cosa intendo x dolore all’anima mi faceva sentire anccora peggio…e invece..apro il computer e cosa mi ritrovo nella casella di posta elettronica? questa tua bellissima pagina…e allora grazie per ver dato voce alla mia anima esprimendo cn le tue parole quello che io non sono neanke più in grado di spiegare..non mi conosci..ci siamo visti solo una volta di sfuggita fuori al tuo cinema..troppo poco per raccontarti di me..ma non importa ..sono anni ormai che ti seguo che le parole del tuo diario mi danno sollievo..come oggi.. e allora per oggi (per ieri e per domani) grazie Silvano..

  5. Angela Derobertis

    Grazie sempre, le tue sono chiavi preziose…

  6. “io credo che il dolore/
    è il dolore che ci cambierà”

    Lucio Dalla, Henna;

    https://www.youtube-nocookie.com/v/JkJZGSZpPzA?version=3&hl=it_IT

  7. Eccezionale.anch’io ho disturbi esistenziali per eccesso do stress da lavoro e ricatti che ho subito etendo a subire.dofficoltaad esser compresa nella difficile comunicazione tra esseri dei giorni con temporanei.grazie.

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