L’ESSERE UMANO “PATRIMONIO DELL’UMANITA'”


  PROCLAMARE L’ESSERE UMANO “PATRIMONIO                            DELL’UMANITA'”

Chiedo aiuto a chiunque conosca un dirigente dell’UNESCO o DELLE NAZIONI UNITE in Italia o all’estero, anzi preferibilmente all’ESTERO. Me lo comunichi via mail  all’indirizzo silvanoagosti@tiscali.it

Da circa quattro anni ho iniziato la ricerca di un modo per raggiungere un qualche funzionario ragionevole dell’U.N.E.S.C.O. o delle Nazioni Unite e riuscire a sapere attraverso quali mezzi poter ottenere che l’Essere Umano rientri nella lista di quelli che possono essere ritenuti Patrimonio dell’Umanità. Ecco l’avvio della mia domanda

PREMESSA

Ho trascorso la mia vita attratto e affascinato dall’idea di esaminare la condizione umana e sono giunto alla conclusione che l’essere umano, pur presentandosi all’origine come il massimo capolavoro della natura, è di fatto la realtà più sottovalutata, più negata e più sottomessa e oppressa da qualsiasi forma di potere e di reggenza presente sul pianeta.

Con l’adesione di 10.000 iscritti al mio sito www.silvanoagosti.com ho maturato la convinzione che sarebbe di straordinario valore umanitario proclamare ufficialmente l’Essere Umano, Patrimonio dell’Umanità” da parte di un Ente ufficiale e planetario, come è giusto che sia per i massimi capolavori dell’arte e della natura.

Chiediamo ufficialmente che tale richiesta venga presa in esame dagli organi competenti di questa organizzazione.

Silvano Agosti

Roma 15 dicembre 2008

Sono trascorsi da allora quasi quattro anni.

Dev’esser stato facile conquistare una tale ambita qualifica per la Pizza o il tango o perfino la Torre pendente di Pisa che l’hanno immediatamente ottenuta. Io in questi quattro anni, dopo aver diligentemente fatto domanda e presentato i documenti richiesti ho ricevuto soltanto una risposta sbrigativa e stizzita. Eccola:

  MINISTERO

PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI

Roma 23 marzo 2011

OGGETTO: Essere umano proposta di candidatura lista rappresentativa patrimonio culturale immateriale dell’Umanità 

Gentile signor Agosti, in merito alla sua richiesta di iscrizione dell’ “Essere Umano” nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’Umanità si rileva che l’elemento così definito non è rintracciabile nelle definizioni  degli elementi di Patrimonio Culturale immateriale presenti nell”art.2 della convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale del 2003; inoltre non è possibile  attuare i cinque criteri presenti nelle Direttive Operative di giugno 2008 e confermato nelle Direttive Operative del giugno 2010, necessarie per la presentazione delle candidature.  La richiesta è stata verificata nella sua congruità dal Gruppo di Lavoro interministeriale permanente, il quale non si è distaccato da quanto si sta scrivendo.

Il Direttore

Dott. Gianni Bonazzi

Ho scritto subito in una mail che non è stato difficile per me prevedere una tale risposta, ovvero che l’Essere Umano non era nella lista ma che era più complesso invece cercare di capire perché sono stati necessari quasi tre anni per avere una risposta così contratta e astiosa. Inoltre ciò che vado e andrò chiedendo è solo di modificare il testo in modo che l’Essere Umano possa finalmente essere proclamato PATRIMONIO DELL’UMANITA’

ARTICOLO DI SERGIO ZAVOLI SU “LA NAZIONE”

Zavoli: L’uomo, patrimonio dell’umanità, estrema utopia in cui credere

Lo scrittore Silvano Agosti ha fatto “ufficialmente” questa proposta all’Onu. Che risponde: “E’ un valore da motivare…”
E` CADUTA su di me come una metafora per dispormi più serenamente all`arrivo del nuovo anno una lettera di Silvano Agosti scrittore di forte immaginazione, favoliere assai fine, ideatore di nicchie esistenziali e allegorie civili note anche in altre parti del mondo – in cui mi comunica di avere chiesto alle Nazioni Unite, «ufficialmente», di nominare l`uomo Patrimonio dell`umanità. «Ho trascorso la mia vita attratto e affascinato dall`idea di osservare la condizione umana e sono giunto alla conclusione che l`essere umano è il più perfetto cui è giunta la natura fino a ora e, al tempo stesso, la più sottovalutata, più negata, più sfruttata e più sciaguratamente sottomessa del pianeta. […]Vediamo se qualcuno avrà ancora il coraggio di affogare la dignità di questo capolavoro in un oceano di petrolio e di potere…». Il messaggio di Agosti aggiunge, poi, che «anche solo come macchina biologica l`uomo è il più sconvolgente capolavoro» apparso sulla Terra: «E` un progetto, un tentativo, forse non del tutto realizzato, ma proprio per questo prezioso, e degno di essere perseguito». In questa lettera, l`avrete notato, si parla di natura, evitando la parola creazione, quasi che la natura non fosse essa stessa il frutto d`altro da sé; ma Agosti ha un sommesso pudore per le distinzioni fondamentali, che danno vita alla più centrale delle dispute: quella, appunto, tra fides et ratio. Del resto, di fronte alla sua richiesta, la burocrazia del Palazzo di Vetro si è limitata in un primo tempo a rispondere inviando un modulo «da compilare a dimostrazione che la realtà per cui si richiede la definizione Patrimonio dell`umanità ha effettivamente un valore che giustifichi una tale formulazione». E Agosti, che vive di cinema e libri, si è deciso, ostinato com`è, a «fornire i chiarimenti richiesti». ……….«Non ho mai visto un pessimista giovare a qualcuno o a qualcosa», amava dire Papa Giovanni. Tu, dopotutto, sei un inguaribile costruttore di utopie, nell`idea che tutto possa essere o diventare pari ai nostri desideri, alle nostre necessità e persino ai nostri sogni.

Sergio Zavoli

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DIARIO APRILE

Il gelato che riscalda

Roma.  Costeggiando le mura vaticane, proprio all’uscita di piazza Risorgimento, in direzione di via Leone IV, percorso d’obbligo per chi vuole arrivare all’ingresso della Cappella Sistina, si nota una fila permanente di persone in attesa di fronte al un piccolissimo negozio di pochi metri quadri.

Dal mattino e fino a notte fonda, ognuno aspetta il proprio turno in fila, serenamente, senza fretta, contento di essere lì, di fronte al gelataio più famoso di Roma.

Il suo segreto, da anni, riposa sulla convinzione che a forza di procurare gioia al prossimo, la serenità si posa sulle pareti del cuore e rinnova le misteriose energie della vita.

“Il mio segreto” mi dice il proprietario della piccola gelateria “è che oltre a dare porzioni abbondanti, uso ingredienti naturali. Il cioccolato è il miglior fondente, la frutta è fresca di stagione e mi rifiuto di usare coloranti o misteriose sostanze per incrementare i sapori. Insomma ogni persona scopre l’intensità del gusto“.

“Insomma tu non cerchi in alcun modo di imbrogliare o  estrarre guadagni dal nulla e hai una fila di clienti dalla mattina alla sera d’estate e d’inverno. Potrebbe voler dire che l’onestà rende?”

“Può voler dire che a lungo andare la gente, sapendo che avrà sempre una porzione abbondante, fatta di sostanze naturali e a un prezzo accessibile, si sente rispettata, perfino amata e torna.”

“Bisognerebbe spargere la voce. Ma sai una cosa? In questo Paese i negozianti sono talmente abituati alla truffa e alla menzogna che forse non ci crederebbe nessuno.”

“E chi lo sa, vale sempre la pena provarci. D’altronde anche qui in piazza lo vedono tutti che ormai da molti anni ho sempre la fila di gente e le altre gelaterie no. Eppure…”

Molti clienti sono stranieri e osservano divertiti i tre ragazzi che non si fermano neppure un attimo nel servire i gelati. Sembrano tre artisti di un circo invisibile, intenti a ballare una musica silenziosa.

“Ma allora questa sera abbiamo finalmente scoperto perché ormai quasi tutte le fabbriche del mondo sono in perdita o anche in fallimento.  La truffa non rende, eccezion fatta per chi usa la minaccia di farti finire all’inferno, chi persuade con un mitra o, come elemento di convincimento, si serve della pistola.”

Il proprietario del negozietto mi avvicina e sussurra in modo confidenziale.

“Infatti la conclusione, almeno rispetto alla mia esperienza è questa : se vuoi avere molti clienti devi essere sempre onesto o minacciarli di morte, reale o eterna. Quindi siamo in tre : io, la mafia e le grandi sette religiose, i soli in attivo permanente.. ”                                                                 Ora tocca a me prendere il gelato.

“Desidera?” Mi chiede uno dei commessi.

“Un gelato.”

Tutti, italiani e stranieri ridono.

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Al cinema Azzurro Scipioni i film del mese sono “LA SEPARAZIONE” Oscar miglior film straniero, MIRACOLO A LE HAVRE di Kaurismaki e TOMBOY la storia di una femmina che fin da bambina desidera essere uomo.

Diario ultima parte
Chi cerca di capire è già salvo a metà.

“L’AMORE AI TEMPI DELLA TELECOM”

Ribadisco  volentieri anche in questo nuovo diario un breve scritto su un libro concepito nella clandestinità, uscito nella clandestinità e fruibile solo nella clandestinità.
Un libro capace di non farsi trovare nelle librerie per custodire nella massima riservatezza la preziosità che contiene. 

Si tratta di “L’amore ai tempi della TELECOM” scritto e stampato da Carmelo Albanese, un impianto nobile di solidarietà narrativa che si affianca a un gioiello della grande letteratura “L’amore ai tempi del colera” di Garcia Marquez.

Una testimonianza direttamente vissuta da includere nella memoria universale quando si aprirà il processo al tribunale dell’Aja ma anche al tribunale della Storia per analizzare la ferocia con cui il potere ha frenato l’evoluzione dell’essere umano verso il suo naturale “status” di libertà e di grandezza.

Leggendo con crescente interesse le pagine di quest’opera si possono finalmente vedere dall’interno i meccanismi di uno sterminio di massa che si impone a una multinazionale come la Telecom per risolvere l’ esubero di circa 100.000 dipendenti progettando, esercitando e realizzando un mobbing di proporzioni gigantesche.

Sullo sfondo di queste estenuanti deportazioni di massa dei dipen-denti da una sede improbabile a una sede impossibile, da una sede impossibile a una realtà soffocante sboccia, simile a quelle pianticelle che emergono dagli anfratti del Colosseo, un incontro che potrebbe essere d’amore, un’alleanza affettiva che potrebbe essere una passione, ma dove amore e passione sono destinati a svanire, erosi e frantumati dall’angoscia e dall’impotenza, programmate e generate a livello appunto “industriale”.

Tutto può esistere in un territorio naturale di libertà. Nulla può essere in un’area di feroce sottomissione.

Commuove ed emoziona la descrizione di un Mobbing visto dall’interno, descritto da chi lo ha subito, fase dopo fase, umiliazione dopo umiliazione.

La vicenda amorosa di Cristian e Maria si potenzia nel desiderio di libertà e si sfalda nella disperazione di uno smarrimento che sembra avere come sola soluzione la propria estinzione.

C’è qualcosa di più terribile di un inferno, l’impossibilità di vivere il proprio destino e di fruire della bellezza che la natura instancabilmente propone intorno a noi. 
Avvertire la vita che ci scorre accanto, sfiorandoci e non poterla raggiungere.

Siamo in un tempo che attraverso l’automazione ormai quasi totale dei meccanismi di produzione tende a esprimere nella massima chiarezza e brutalità che circa un paio di miliardi di lavoratori sono divenuti inutili, portatori di una energia produttiva risibile rispetto alla neutrale potenza delle macchine.

Che fare? Riconvertirli in esseri Umani, come del resto si rivelavano alla nascita, prima della loro lenta metamorfosi in entità lavorative, o eliminarli attraverso la loro stessa complicità?
Questo l’interrogativo principale che sorge dalla globalizzazione.

Nel frattempo gli Stati e i governi spandono monossido di carbonio generato dalle automobili nelle città rifiutando qualsiasi proposta alternativa, (marciapiedi mobili, auto elettriche etc.) costruiscono inceneritori che producono particelle infinitamente piccole ma capaci di alterare le catene del DNA, vendono ai cittadini un prodotto sul quale si legge in bella evidenza che li uccide (il tabacco e le sigarette) e continuando a promettere in una sorta di demenza istituzionale improbabili nuovi posti di lavoro nei quali imprigionare la preziosità della vita proprio quando si dovrebbe proclamare il trionfo dell’AUTOMAZIONE ovvero della liberazione dell’uomo dal lavoro coatto. “L’amore ai tempi della Telecom” è dunque un documento ineccepibile da consegnare alla storia e alla coscienza di ognuno.

     L’AMORE AI TEMPI DELLA TELECOM di CARMELO ALBANESE
                         RAGGIUNGIBILE su  ca.albanese@tiscali.it

                         PER  ACQUISTARE IL LIBRO ANDARE SU

http://carmeloalbanese.wordpress.com/lamore-ai-tempi-della-telecom/

Ecco un brano magistrale tratto da “L’AMORE AI TEMPI DELLA TELECOM” a proposito dei grandi Managers.
“Seguendo l’ottica dei nuovi geni dell’economia, quando Fleming scoprì la penicillina, invece di saltare sulla sedia per la felicità, l’umanità avrebbe dovuto iniziare a preoccuparsi. La penicillina avrebbe salvato moltissime vite umane. Sarebbe avanzato un popolo altrimenti condannato a morte. Il nuovo popolo, salvato dalla penicillina, avrebbe preteso di vivere e sfamarsi. 
I calcoli economici sul fabbisogno del pianeta sarebbero conseguentemente andati a farsi friggere. Fleming avrebbe aperto la porta ad una recessione mondiale. 
Il buon senso sparì dalla faccia dalla terra per fortuna solo dopo l’avvento dei gringos. Lo scienziato fece in tempo ad essere considerato un eroe dell’umanità. Figuriamoci se qualcuno avesse inventato un rimedio per raddoppiare l’aspettativa di vita degli esseri umani! Per gli economisti che facevano i rating sarebbe stato un disastro. Aveva anche letto qualcosa su una rivista a questo proposito. In un laboratorio del Massachusetts, non sono sicura che fosse proprio nel Massachusetts ma tanto le scoperte le fanno tutte lì, erano già riusciti a raddoppiare la vita dei topi. Se i politici invece di mangiarsi tutti i soldi dei contribuenti inventando amenità di questo tipo, avessero favorito la ricerca. Insomma, se ci fosse stata una vera società, chissà a quale punto si sarebbe potuti arrivare. “

QUESTO BEL LIBRO LO SI PUO’ ANCHE NOLEGGIARE AL PREZZO DI DUE EURO PRESSO IL CINEMA AZZURRO SCIPIONI DI ROMA PRENOTANDOLO PER TELEFONO ALLO             06 39737161      

 

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Pubblicato il aprile 4, 2012 su Archivio Diari. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. Buonasera simpatico Silvano,
    è un periodo che la sto pensando, avrei voluto trovare il tempo di scriverle prima, ma poi non l’ho mai fatto… Così colgo ora e qui l’occasione per raccontare di questa cosa… che poi non è molto lontana al tema umano relativo a L’ESSERE UMANO “PATRIMONIO DELL’UMANITA’”
    Insomma, trattasi di un sogno.
    Adesso non sto qui a spiegare le dinamiche della mia dimensione onirica, ma qualche giorna fa mi è capitato di sognarla.
    Nel sogno, molto brevemente, lei era riuscito ad organizzare una sorta di associazione di carattere sociale di lavoratori primi; delle persone elette, in qualità di primo barbiere, primo barista, primo macellaio, primo elettricista e così via…
    E nel sogno mi dicevo, ma guarda un pò Silvano Agosti che cosa è riuscito non solo a pensare, ma a realizzare…

    Insomma… morale della favola, ce la possiamo fare! 🙂
    Ogni corpo è il tempio della spiritualità, e se l’Unesco non lo sa, certamente chi lavora per l’Unesco si…
    Soltanto, che forse bisognerebbe cambiare trama al reale film dell’umanità prima di poter accordare finalmente questa maledetta santa pace.

    Perdonare tutti e tutto in ogni tempo storico.

    Un grande abbraccio Silvano.
    Noemi Longo

  2. Amato Silvano,

    il mio commento sarà sul gelato,
    o meglio,
    partirà dal gelato, ma finirà sulla vita.

    Premettendo la fiducia nelle buone intenzioni del -fortunato- gelataio in questione, il quale sicuramente sarà meglio di chiunque usi coloranti e “chimichaggini” varie, non sono d’accordo nel lodare un gelato industriale come qualcosa di buono che fa bene alla gente.

    Sì, dico industriale, perché non basta che qualcosa sia fatto artigianalmente per essere artigianale. Probabilmente, molto probabilmente, il latte che usa proviene da mucche segregate e torturate a migliaia, riempite di antibiotici ed ormoni e nutrite con farine animali, lo zucchero bianco è un veleno che ci rincoglionisce a milioni e la frutta zeppa di pesticidi comprata all’ingrosso da monoculture che desertificano la terra e sfruttano la mano d’opera.

    Sono disposta a chiedere scusa percorrendo in ginocchio tutta la fila giornaliera davanti al negozio se mi si rispondesse che lo zucchero è di canna e che latte e frutta sono biologici, ma ho il netto presentimento che non verrò smentita, giacché certe cose si sarebbero reclamate a lettere cubitali, com’è moda oggigiorno.

    Ed ora dal gelato alla questione: Silvanoooo! Che vogliamo fare??

    E’ tipico degli intellettuali occuparsi degli aspetti intellettuali delle cose e tralasciare l’azione.

    Certo, ognuno ha il suo compito nella storia, e tu il tuo lo svolgi egregiamente,
    infatti io ti amo.

    Ma.

    C’è qualcosa che tutti possiamo fare, da ora. A prescindere dalle orme che stiamo lasciando. E’ SCEGLIERE.

    E’ molto più urgente e viene molto prima dei proclami ufficiali delle Nazioni Unite, delle lezioni e dei discorsi. Scegliamo adesso.

    C’è la maggior parte della gente che è in una trappola, senza scampo.
    Poi ci sono pochi, con una sensibilità superiore, che vedono queste trappole e ci scrivono sopra poesie.
    Infine c’è chi sceglie e agisce.

    Dissolviamo quest’oblio da cui nascono la maggior parte degli abomini moderni.
    Scegliamo, Silvano. Scegliamo cos’è giusto e cosa non lo è.

    ..con amore

    j

  3. Gentile Silvano,
    lo slogan per i prossimi decenni deve essere uno e uno solo… “l’Amore al potere!”
    Un caro Saluto
    Nicola

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