Donne sole con carrello


Invio i miei auguri per il nuovo anno a tutti i lettori del mio Diario con questo breve racconto da pubblicare nella raccolta di romanzi brevi  col Titolo  IL BALLO DEGLI INVISIBILI.

Mi sembra di rendere onore a tutte le solitudini estreme, che trovano comunque la forza e le energie per continuare a vivere.

Donne sole con carrello.

In qualsiasi momento della giornata, nessuno puo’ notare la sua diversità incontrandola una sola volta, .

Chiunque semplicemente vede una donna anziana dall’aspetto comune che, trainando un carrello per la spesa, si avvia verso il mercato.
Io che la osservo da oltre vent’anni e ho memoria di averla incontrata innumerevoli volte, ormai la posso identificare anche solo attraverso il carrello, lo stesso da sempre. Cammina fissando il vuoto con l’andatura un po’ trascinata, quasi a voler testimoniare in modo permanente, il proprio stupore di essere ancora mondo.
Da circa vent’anni la vedo girovagare. Questa volta, dopo il saluto, giocando in tono quasi confidenziale, mi sono azzardato a mormorare.
“Donna con carrello, cerca suo fratello.”
Per la prima volta si ferma e sembra dare anche più spazio alla perplessità.
I suoi occhi si velano di lacrime.
“Ha voglia a cercà mi fratello, quello ormai è dappertutto. Ce l’ho con lui perché se n’è andato senza di me. Vent’anni aveva. Poi anche l’altro fratello di cinquant’anni m’ha lasciato, e pure mio padre e la Cinzia è sola.”
Cinzia è lei e finalmente capisco perché anche nel cuore della notte l’ho vista vagare per il quartiere con il suo carrello. Per anni è andata a fare la spesa, non più per loro ma con i suoi morti nel cuore.

Avrei certamente cercato di consolarla se proprio in quel momento non fosse apparsa la vecchina che alle dodici in punto, traversa ogni giorno la strada accando alla Metropolitana tirando a sua volta un carrello del tutto consunto dal quale estrae qualche manciata di granoturco.
Intanto alcune centinaia di piccioni si vanno allineando su ogni sorta di filo aereo, formando interminabili geometrie di sagome imploranti e ciondolano delicatamente in attesa del segnale.
La vecchietta, con mossa rapida, in un gesto che sembra racchiudere l’intero senso della sua vita, estrae una minuscola trombetta giocattolo, emette il suo segnale tremante e languido, subito seguito dal frullare di centinaia di ali e viene letteralmente sepolta dai piccioni che le si posano con frettolosa abilità sulle spalle, sul capo, sulle braccia tese a spargere i chicchi.
Lo spettacolo è tanto fiabesco e affascinante da consentire a Cinzia di abbandonare per un attimo il suo carrello e rimanere incantata di fronte alla vecchina ormai quasi scomparsa nella nube dei  piccioni.
Cinzia come attratta da un invisibile magnetismo si muove verso la vecchietta proprio mentre la nube alata, dopo aver perfettamente pulito il marciapiede anche dell’ultimo chicco di grano, si sta rialzando in volo. Nel suo carrello socchiuso, rimasto accanto a me, intravedo dei ritratti.
La sento mormorare “Potrebbe essere mi madre.”
Per qualche secondo ha dimenticato i suoi cari nel carrello.
Per la prima volta in 20 anni  la vedo sorridere.

*****************

ECCO UN AUGURIO IN FORMA DI BREVE POESIA

Il mese che preferisco

Il mese dell’anno che preferisco

è il tredicesimo,

quello delle stagioni inesistenti,

quello in cui gli uomini,

incontrandosi, sorridono.

Il mese in cui il sole non tramonta

e gli sguardi si perdono

nell’orizzonte.

E per trenta candidi giorni

anche tu mi ami nel desiderio.

******

A mare aperto

Su un’esile barca,

con poche certezze,

navigo il mare dei dubbi,

ma più avanzo, più le certezze

diventano salde, forti,

capaci di sfidare le tempeste.

“Ama anche chi non ami,

perchè ti umilierà

amare solo chi è amabile.

Nascerà in te una certezza,

non sarai solo un individuo,

ma un intero popolo in cammino”.

*******************

Qualcuno mi chiede di esprimere un mio parere su Internet.

Penso che Internet rappresenti la massima occasione di rinnovamento del livello di qualità individuale e collettivo di questa Umanità, da secoli oppressa solo da obblighi e doveri, tormentata dall’alto ad ogni tentativo di avvicinamento alla libertà e di allontanamento dalla sottomissione.                                                                                                                                                             La grande notizia che Internet è di fatto un patrimonio davvero a disposizione di tutti e che non è possibile imbrigliarla           è un vero balsamo in questi tempi di inquietudini programmate, di smarrimenti globali

Non riuscirò per molto tempo ad abituarmi a questo miracolo in virtù del quale un precoce ragazzino di otto anni può fronteggiare il pentagono con qualche sapiente click.

Proponiamoci tutti di mantenere la preziosità di questo strumento riservandogli il privilegio della verità, evitando comunicazioni non documentate e improvvise rivelazioni prive di fondamento.

*******************

Cari lettori del mio diario, desidero condividere con voi all’inizio di un nuovo anno la penultima lettera del mio libro LETTERE DALLA KIRGHISIA,un Paese che ama i suoi cittadini e che fa l’impossibile per creare armonia e benessere nei suoi abitanti.
Io descrivo la mia rinuncia a partire per tornare in Italia.Dopo aver riflettuto a quello che mi aspetta rinuncio a partire e decido di rimanere per sempre in Kirghisia.

Kirghisia 30 agosto

Cari amici questa è l’ultima lettera che invio dalla Kirghisia, almeno per ora.                                                                                            Presto dovrò rientrare e lasciare quest’angolo raro di serenità,quest’oasi di rinnovate certezze nella grandiosità della vita.
BREVE RIASSUNTO

Rientrando in Italia tornerò per così dire “indietro” nella Storia per ritrovare il caos del traffico,(qui in Kirghisia l’aria è tornata pura) verificherò la disperante quanto inutile organizzazione del lavoro (qui tutti lavorano tre ore al giorno che ben presto diventeranno due). Ritroverò il tormento dell’istituzione scolastica dove, come diceva già Shakespeare: “Lo scolaro, come una lumaca, si trascina controvoglia verso la scuola” (in Kirghisia invece i bambini e i giovani giocano tutti i giorni fino a sedici anni nei parchi e, quando piove, imparano dai computers quello che hanno bisogno di conoscere in qualsiasi ambito dello scibile umano).
Ritroverò “governanti” d’ogni genere con i volti ingessati dai privilegi, dallo stipendio mensile minimo di cinquanta milioni (circa 25.000 euro), mentre qui in Kirghisia chi opera nelle strutture di governo fa del volontariato.
Tornerò a vedere gli anziani, barricati nelle loro case, seminascosti
dagli stipiti delle finestre, spiare un mondo che li rifiuta, murati vivi nell’abbandono sociale e nella sopportazione dei familiari, attenti a non superare i margini esigui di una misera pensione (qui invece gli anziani, compiuti i sessant’anni,hanno diritto, come in occidente solo i deputati, al ristorante gratuito, a treni e aerei gratuiti, all’ingresso privilegiato e anch’esso gratuito nei cinema, nei teatri e nei musei, e inoltre ad ogni anziano, qui in Kirghisia, viene attribuita una piccola porzione di terra dove, se vuole, può coltivare ortaggi e fiori da distribuire).
Ritroverò nel nostro tormentato Paese i morti per conflitti a fuoco (qui le armi sono state dapprima sostituite con pistole e fucili che sparavano proiettili capaci di addormentare poi bandite e, oggi non c’è più bisogno di alcuna arma, dato che ognuno ha la certezza di poter vivere una vita serena).
Rivedrò le lunghe file di prostitute nelle strade periferiche e centrali delle città (in Kirghisia chiunque desideri fare l’amore appunta un piccolo fiore azzurro al petto semplificando le relazioni amorose e rendendole naturali, frequenti e articolate.)
Ritroverò le miriadi di ospedali e di pronto soccorso (qui in tutto il paese ci sono solo tre magnifici ospedali, del resto semideserti, visto che pochissimi ormai si ammalano avendo abbandonato la pratica perversa del fumo, della droga e dell’economismo a tutti i costi, perversioni dovute a esistenze intrise di nevrosi, di fretta e di frustrazioni).
Rivedrò, tornando, i volti pasciuti e sazi (ma mai felici) dei ricchi, e i volti stanchi, esausti e delusi che affollano le strade e le metropolitane (qui con quello che si spendeva prima per l’esercito, per la pubblicità, per i burocrati, per igovernanti, si è procurato un buon pranzo gratuito a tutti i cittadini di questo benedetto Paese, questa Kirghisia, che per prima, a quanto pare, ha scoperto che non occorre denaro per vivere una vita intensa e appassionante).

Basta stabilire un reciproco, profondo rispetto tra queste opere d’arte preziose e uniche che sono gli esseri umani, liberandoli dalle ragnatele del lavoro coatto, dalla muffa dei sentimenti obbligatori, dagli inutili tormenti della realtà scolastica, dalla polvere fastidiosa della mediocrità culturale e televisiva, ma soprattutto dalla certezza che, se anche qualcuno ti spara, dopo poco ti risveglierai,o ancor meglio mettendo nel cuore di ognuno la convinzione che nessuno avrà mai più una qualsiasi ragione per eliminare un proprio simile.
Tutto ciò in virtù del primo articolo di una costituzione non scritta, ma realizzata, che prevede e consente “l’amorosa autogestione” del proprio destino,nella consapevolezza che il bene di tutti è il bene di ognuno e che il bene di ognuno è il bene di tutti.
Lascio questo Paese con lo stesso sentimento che provano i bambini quando, immersi in un gioco appassionante, vengono chiamati e interrotti per questo o quel motivo.

Interrompo, spero solo temporaneamente,questo gioco meraviglioso di una società in cammino verso la propria realizzazione, decisa a dimostrare che, una volta eliminati i conflitti, i litigi, le ipocrisie personali o istituzionali, le imposizioni pubblicitarie, le vacanze obbligatorie e di massa, e soprattutto l’obbligo di un lavoro coatto, un’immensa energia è disponibile per il bene di tutti.
Solo con una tale energia è possibile avviare un processo di liberazione dall’angoscia di una sopravvivenza precaria, liberare tutti da un destino non voluto e forse, in ultima analisi, perfino liberarsi dall’ineluttabilità della morte.
Ho abbracciato la mia guida e, mentre l’abbracciavo, mi sono accorto che infilava furtivamente nella tasca della mia giacca un minuscolo, grazioso mazzetto di fiori azzurri.
A presto, cari amici.

Post Scriptum Ero dunque già all’aereoporto, stavo per imbucare quest’ultima lettera, quando una forza misteriosa
mi ha fermato, e mi sono trovato immobile a osservare il mio aereo che decollava, senza di me.
Sono tornato nella città capitale della Kirghisia e ho chiesto di riavere il piccolo appartamento che mi avevano assegnato.
Tutti i nuovi amici di qui, rivedendomi, hanno fatto gran festa.
Insomma, ho capito che non ho il coraggio di tornare, vediamo se avete Voi il coraggio di venire in Kirghisia.
Voglio vivere la seconda metà della vita tra questa gente serena, capace di ridare a ognuno il senso della propria preziosità.
In fondo è l’unica vita che ho. Né ormai vi scriverò più.
Sapete abbastanza della Kirghisia per informare chiunque che “esiste, nel mondo, il primo Paese in grado di offrire all’essere umano ogni attenzione e rispetto.”
Ma, a chi dirlo?
Al vento, forse, che porti ovunque queste riflessioni, quasi fossero la voce stessa della natura.

BUON ANNO A TUTTI

Un anno fa, proprio  così, ho ricevuto questo messaggio dal caro amico Daniele Mortari che lavora presso la NASA NEL TEXAS.

fACCIO QUEST’ANNO QUELLO CHE NON AVEVO CAPITO DI DOVER FARE L’ANNO SCORSO.

Caro Silvano:

Buon anno! Volevo dirti che ho problemi con Skype … e che volevo proporti di inserire (chiaramente con tanto di commento tuo) nel tuo diario questo pensiero che ho scritto il primo gennaio nel mio diario.

Ti abbraccio,
Daniele

——————————————–
Saturday, January 1, 2011. Nel secolo scorso lo scienziato guardava I fenomeni nella natura e cercava nella matematica I strumenti per poterli descrivere (non spiegare, solo descrivere). Con l’andare del tempo e con il proliferare di nuove matematiche, lo scienziato cambia approccio e comincia a derivare la descrizione del mondo usando solo le conseguenze che la matematica fornisce a partire da alcuni postulati (simmetrie, esistenza di nuove dimensioni, etc.) che, come dogmi religiosi, devono essere accettati e non dimostrati. Lo scienziato, una volta ottenute queste descrizioni derivate dalla sola matematica, rivolge lo sguardo al mondo fisico cercando il luogo o il tempo dove possono essere applicate per descrivere quanto piu’ possibile oppure, come spera, tutto! L’unico vincolo e’ la non contraddizione con le descrizioni precedenti (queste “Theories of Everything” devono contenere, come teorie approssimate, la fisica di Einstein e quella di Newton). In questo modo la fisica viene derivata dalla matematica!

Nel campo cinematografico succede un evoluzione simile. Inizialmente l’autore cinematografico ha una meta da raggiungere: quella di tradurre in un film un idea, un progetto, una storia. Per raggiungere questo scopo l’autore deve risolvere molti problemi di non semplice soluzione. Ad aiutare l’autore viene incontro il mondo degli effetti speciali e della grafica computerizzata che offre un mondo dove tutto e’ possibile. Ed ecco l’evoluzione simile: la computer grafica mostra di essere capace di fare questo e quello … ed il cineasta si pone il problema di che film ci si puo’ costruire attorno!

Due tristezze in un mondo solo!

COMMENTO

Il guaio è, caro Daniele, che “lo scienziato” non dovrebbe esistere come contenuto di un ruolo, quello dello scienziato appunto, ma dovrebbe semplicemente divenire e rimanere un essere umano, che tra l’altro, desidera fare ricerca nel mondo della scienza.

In questo modo sarebbe in grado di perfezionare ogni volta la propria metodologia senza farsi sopraffare dalle innovazioni tecnologiche e usandole con criterio e parsimonia, senza mai pensare che visto che ci sono è importante farne uso.

Appuntamento dunque in un mondo di esseri umani.

Silvano, scusa il ritardo ma in queste cose ciò che conta à condurle a termine.

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Pubblicato il dicembre 26, 2011 su Archivio Diari. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 18 commenti.

  1. Tanti auguri! e grazie per il fantastico diario! Matteo.

  2. Caro Silvano ti voglio un mondo di bene !
    Le tue testimonianze sono per me sempre molto belle e ricche di significato.
    Con te non mi sembra d’esser solo in questo Mondo un pò….accio !

  3. grazie caro silvano! buon anno a te e a tutti quelli che girano accompagnati da un carrello

  4. bravo come sempre, e anche di più, caro silvano; grazie per i bei doni di parole e di pensieri
    il tuo vecchio ammiratore vincenzo

  5. Grazie Silvano! per tutto l’amore che ci dai raccontando storie bellissime, storie di tutti i giorni, storie di persone normali e allo stesso tempo straordinarie.
    Leggerti fa bene all’anima!

    bea

  6. Una cartolina poetica la donna col carrello che ritrova i suoi affetti nella nube dei piccioni
    Buon Anno Silvano .

    • ma come ho potuto conoscere i tuoi racconti e le tue poesie solo ora! Conoscevo il nome e non ill mondo che c’era dietro! IMPERDONABILE CIAO EDITTA

  7. Grazie Silavano…
    grazie per il tuo impegno,la tua costanza,la tua generosità,il tuo entusiasmo,grazie per condividere i tuoi doni con tutti noi…grazie per trovarti e per poterti leggere…grazie per la tua grazia.grazie per la tua forza.grazie per il tuo coraggio.
    ti auguro ogni bene.
    Claudia

  8. La solitudine per me è qualcosa che portavo dentro.
    La solitudine più forte è quella che sento da quando il bambino che aspettavo non è venuto al mondo.
    Penso che lo avrei partorito tra tre giorni, se non mi avesse lasciata sola.
    Penso alla solitudine che ho provato quando si è spento dentro di me.
    Penso che questa solitudine me la porterò sempre appresso, il mio “carrello” è vuoto ma continuo a trascinarlo.
    La solitudine è tenersi dentro non il bambino ma il vuoto colmato a tratti da un dolore forte.
    Teresa

  9. Grazie Silvano il tuo diario è un saggio dono per tutti che leggeranno….

    auguri Buon Anno

    Ornella

  10. Al centro commerciale c’era in visita una comitiva di poveretti in sedia a rotelle.

    Non so che idea balorda abbiano avuto gli accompagnatori, forse far vivere alle loro vittime l’atmosfera del natale? ma l’effetto per contrasto era orribile. E non ho visto un sorriso o un sollievo nella fila indiana degli intoccabili, solo smarrimento.

    Tra tutti ho cercato di non guardare (troppo l’evidente dolore) una donna.
    Avrà avuto quarant’anni, in un giubbotto rosa tipo omino Michelin, e senza gambe. Cioé il giubbotto era seduto sulla carrozzina e non vi era segno di bacino e gambe. Forse era anche senza braccia, non so dire.
    Il viso duro, tirato, secco, i capelli colorati e corti. Non poteva muovere la testa, credo, e solo gli occhi si agitavano attorno, a guardare tutti quegli umani con i loro carrelli di pacchettini regalini, che camminavano con le loro gambe, pattinando da un reparto all’altro nella frenesia natalizia.

    Che poteva pensare?

    Guardavo con i suoi occhi, gli occhi di una condannata a vita, e mi chiedevo che cosa la facesse svegliare ogni mattina, ed ogni mattina desiderare di vivere ogni uguale maledetto giorno…

  11. Auguri anche a voi

  12. Grazie Silvano,
    leggo queste tue righe nel silenzio di un giorno di lavoro alienante. Ore vuote e interminabili a fissare lo schermo di un computer…e poi appari tu: mi commuovo e le tue parole mi scaldano il cuore.
    Grazie, e tanti auguri per un felice anno nuovo

  13. Grazie.

    Per le tue parole, per la tua speranza, per la tua coerenza.

  14. Ciao Silvano!
    Ti ho appena ascoltato nella trasmissione andata in onda su radiogammacinque…ti sono grata per quello che ci hai regalato parlandoci di te e della vita nel paese del Buonsenso…così come in quello di Kirghisia…
    Viva l’Azzurro della Vita come dici tu…e mettiamoci tutti quel fiore azzurro sul petto:-)
    Le tue parole vanno dirette al Cuore,all’Anima, e bussano alla Mente..la mia apre volentieri la porta ai tuoi pensieri e il Cuore ringrazia:-)
    Grazie infinite…magari domani dimentico di leggerti ancora…ma non scordo ciò che imparo da Persone come Te.. che vivi e ami in questo azzurro Pianeta.
    CONTAGIAMOCI CON TUTTO L’AMORE CHE POSSIAMO!!!
    BUON ANNO A TE E A TUTTI

  15. derobertis angela

    Auguri di cuore

  16. Ciao Silvano
    Nel paese di Kirghisia si può arrivare, come fai tu, in aereo. Altrettanto bene ci si arriva con il carrettone a cavallo, o se preferite trainato da due buoi o se si ha meno fretta dall’asinello in compagnia di Ivan Illich.
    Leggendo i libri di Ivan la Kirghisia diventa più immediata, corposa, tangibile…. a patto di lasciar cadere le incrostazioni che ci portiamo da secoli e osserviamo con la purezza…
    come dici tu di ….. una pianta….
    ciao
    celeste

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