Stazione Termini


Ringrazio Carmelo Albanese ca.albanese@tiscali.it, anzi, il caro amico Carmelo per avermi organizzato con tanta perizia e affetto questo nuovo sito in cui trovano più agevole spazio tutti i settori del mio piccolo territorio di ricerca umana e culturale.

DIARIO

STAZIONE TERMINI

Mi lascio volentieri affascinare dal via vai di persone d’ogni genere, provenienti certamente, a giudicare dai vestiti esotici e dal colore della pelle, da paesi lontani.

Turisti dallo sguardo esausto, smarriti nel desiderio di ritrovare la via di casa, ognuno portando sul viso le tracce del proprio destino.

Pendolari d’ogni giorno diretti in fabbrica dove scontare con nove o dieci ore di lavoro aberrante un delitto mai commesso, tranne d’esser nati fuori dal raggio benefico dei privilegiati sociali.

Nell’atrio affollato c’è perfino un uomo privo di ambedue le gambe, vestito con un completo di gran lusso e col capo ornato da un cappello Borsalino, nuovissimo.

Non mi è mai capitato di vedere tanta ostentata eleganza in una persona così gravemente danneggiata nel corpo. L’uomo procede a testa alta, su un minuscolo veicolo rotondo, spingendosi con le mani, aiutandosi con due pezzi di legno a maniglia, laccati di rosso.

Il ritmo del via vai è assai sostenuto, trattandosi del mezzogiorno, ora in cui i treni di ogni provenienza e di qualsiasi destinazione intensificano i ritmi di arrivi e partenze.

Per questo mi è stato facile notare un personaggio d’altri tempi, che trasporta una valigia legata con lo spago identica a quelle degli emigranti degli anni cinquanta. L’uomo si muove a zig zag con aria incerta e guarda un biglietto ferroviario che tiene in mano alternando lo sguardo sul tabellone delle partenze. Scuote il capo con lenta desolazione, come se non riconoscesse alcun senso nei propri gesti.

La lentezza del suo incedere contrasta coi movimenti concitati del capo

destinati ad esprimere una stizza e una delusione crescenti. Ogni tanto l’uomo cerca di avvicinare qualcuno dei frettolosi passanti ma quasi subito desiste.

Sempre ho adottato in simili circostanze il principio fondamentale di non offrire aiuto a chi non lo chiede, ricordando un episodio centrale delle mie esperienze di viaggio accaduto nel Corno d’oro di Istambul.

Stavo viaggiando in autostop in medio oriente e trovandomi al tramonto nel mitico Corno d’oro stavo assistendo al miracolo che il sole disegna ogni giorno al tramonto sulla miriade di finestre delle case arroccate sulla collina. Un vero incendio di luce scarlatta, sfumata in contorni dorati, che dà origine e significato appunto al nome del luogo “Corno d’oro”.

Poco discosto da me all’improvviso passa un vecchietto caracollante schiacciato al suolo da una gigantesca gerla colma di pesce e si avvia verso una ripida scalinata lunga un centinaio di metri.

Io, sciagurato ventenne, privo di ogni esperienza, cercando di aiutarlo metto una mano sul retro della gerla e la spingo verso  l’altro.

Il vecchio incomincia una danza grottesca e disperata tendente a ristabilire un equilibrio quasi impossibile causato dal mio “aiuto”. Riesce miracolosamente a evitare che la gerla si vuoti di fronte a lui spargendo pesce dappertutto sulla lunga scalinata, si gira verso di me e sorride.

Non ho mai dimenticato quel sorriso e ora, dopo tanti anni, alla stazione Termini, di fronte a uno sconosciuto che trascina smarrito una povera valigia , la memoria di quel sorriso mi aiuta a non avvicinarmi a lui, a vincere il desiderio di offrirgli il mio aiuto.

Ma d’improvviso, quasi avesse letto i miei pensieri, dopo altri inutili tentativi di chiedere soccorso ai passeggeri frettolosi, l’uomo si avvicina e mi fa capire a gesti di essere un ipovedente e di non riuscire a controllare l’orario di partenza scritto sul biglietto con il tabellone delle partenze.

Ci penso io. Il biglietto ha l’orario collegato col treno che parte dal binario cinque. Gli mostro la mano con le cinque dita aperte e gli indico i binari.

L’uomo si allontana chinando il capo in segno di ringraziamento.

“Poveraccio è quasi cieco.” Dico all’addetto alle pulizie che ha seguito tutta la faccenda. “Ma quale cieco, quello Salvatore, passa ogni venerdì. E’ analfabeto, non sa leggere, viene dal sud.” Analfabeto!

Un lieve rossore di istintiva vergogna mi scalda il viso:

2011, italiano quarantenne analfabeta.

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Un caro amico mi informa che, con l’aiuto di un generale di stato maggiore in pensione ha calcolato che le risorse di denaro spese per gli eserciti nel mondo consentirebbero di regalare una casa e del buon cibo quotidiano all’intera Umanità, per sempre. Credo sia il caso di riflettere

A questo proposito l’amico Zanotelli mi  chiede di diffondere il suo appello che mi pare molto importante

APPELLO
Manovra e armi: “Il male oscuro”

di Alex Zanotelli

In tutta la discussione nazionale in atto sulla manovra finanziaria, che ci costerà 20 miliardi di euro nel 2012 e 25 miliardi nel 2013, quello che più mi lascia esterrefatto è il totale silenzio di destra e sinistra, dei media e dei vescovi italiani sul nostro bilancio della Difesa. E’ mai possibile che in questo paese nel 2010 abbiamo speso per la difesa ben 27 miliardi di euro? Sono dati ufficiali questi, rilasciati lo scorso maggio dall’autorevole Istituto Internazionale con sede a Stoccolma(SIPRI). Se avessimo un orologio tarato su questi dati, vedremmo che in Italia spendiamo oltre 50.000 euro al minuto, 3 milioni all’ora e 76 milioni al giorno. Ma neanche se fossimo invasi dagli UFO, spenderemmo tanti soldi a difenderci!!

E’ mai possibile che a nessun politico sia venuto in mente di tagliare queste assurde spese militari per ottenere i fondi necessari per la manovra invece di farli pagare ai cittadini? Ma ai 27 miliardi del Bilancio Difesa 2010, dobbiamo aggiungere la decisione del governo, approvata dal Parlamento, di spendere nei prossimi anni, altri 17 miliardi di euro per acquistare i 131 cacciabombardieri F 35. Se sommiamo questi soldi, vediamo che corrispondono alla manovra del 2012 e 2013. Potremmo recuperare buona parte dei soldi per la manovra, semplicemente tagliando le spese militari. A questo dovrebbe spingerci la nostra Costituzione che afferma :”L’Italia ripudia la guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali…”(art.11) Ed invece siamo coinvolti in ben due guerre di aggressione, in Afghanistan e in Libia. La guerra in Iraq (con la partecipazione anche dell’Italia), le guerre in Afghanistan e in Libia fanno parte delle cosiddette “ guerre al terrorismo”, costate solo agli USA oltre 4.000 miliardi di dollari (dati dell’Istituto di Studi Internazionali della Brown University di New York). Questi soldi sono stati presi in buona parte in prestito da banche o da organismi internazionali. Il governo USA ha dovuto sborsare 200 miliardi di dollari in dieci anni per pagare gli interessi di quel prestito. Non potrebbe essere, forse, anche questo alla base del crollo delle borse? La corsa alle armi è insostenibile, oltre che essere un investimento in morte: le armi uccidono soprattutto civili.

Per questo mi meraviglia molto il silenzio dei nostri vescovi, delle nostre comunità cristiane, dei nostri cristiani impegnati in politica. Il Vangelo di Gesù è la buona novella della pace: è Gesù che ha inventato la via della nonviolenza attiva. Oggi nessuna guerra è giusta ,né in Iraq, né in Afghanistan, né in Libia. E le folle somme spese in armi sono pane tolto ai poveri, amava dire Paolo VI. E da cristiani come possiamo accettare che il governo italiano spenda 27 miliardi di euro in armi, mentre taglia 8 miliardi alla scuola e ai servizi sociali?

Ma perché i nostri pastori non alzano la voce e non gridano che questa è la strada verso la morte?

E come cittadini in questo momento di crisi, perché non gridiamo che non possiamo accettare una guerra in Afghanistan che ci costa 2 milioni di euro al giorno? Perché non ci facciamo vivi con i nostri parlamentari perché votino contro queste missioni? La guerra in Libia ci è costata 700 milioni di euro!

Come cittadini vogliamo sapere che tipo di pressione fanno le industrie militari sul Parlamento per ottenere commesse di armi e di sistemi d’armi. Noi vogliamo sapere quanto lucrano su queste guerre aziende comela Fin-Meccanica, l’Iveco-Fiat,la Oto-Melara, l’Alenia Aeronautica. Ma anche quanto lucrano la banche in tutto questo.

E come cittadini chiediamo di sapere quanto va in tangenti ai partiti, al governo sulla vendita di armi all’estero (Ricordiamo che nel 2009 abbiamo esportato armi per un valore di quasi 5 miliardi di euro).

E’ un autunno drammatico questo, carico di gravi domande. Il 25 settembre abbiamo la 50° Marcia Perugia-Assisi iniziata da Aldo Capitini per promuovere la nonviolenza attiva. Come la celebreremo? Deve essere una marcia che contesta un’Italia che spende 27 miliardi di euro perla Difesa.

E il 27 ottobre sempre ad Assisi , la città di S. Francesco, uomo di pace, si ritroveranno insieme al Papa, i leader delle grandi religioni del mondo. Ci aspettiamo un grido forte di condanna di tutte le guerre e un invito al disarmo.

Mettiamo da parte le nostre divisioni, ricompattiamoci, scendiamo per strada per urlare il nostro no alle spese militari, agli enormi investimenti in armi, in morte.

Che vincala Vita!

Alex Zanotelli

Napoli, 24 agosto 2011

 Per aderire  http://www.ildialogo.org/appelli/indice_1314206334.htmhttp://www.ildialogo.org/appelli/indice_1314206334.htm

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LE MAIL DELLA SETTIMANA

Da: dino torchio [mailto:dino.torchio@gmail.com]
Inviato: giovedì 11 agosto 2011 7.25
A: silvanoagosti@tiscali.it
Oggetto: Il ritorno di pinocchio

Caro Silvano,

leggo su facebook del dissequestro del tuo libro IL RITORNO DI PINOCCHIO  che è ora disponibile nelle librerie.

Non sono ferrato sull’argomento e quindi mi piacerebbe sapere CHI può ordinare il sequestro e PER QUALI RAGIONI viene chiesto un provvedimento simile nei confronti di un libro.

Certo, chi ragiona, esprime opinioni ed idee contrarie ai forti interessi del potere è pericoloso per il quieto vivere della nostra società di globalizzati, uniformati, culturalmente mutilati, ma non avrei mai immaginato che un libro potesse suscitare un tale timore da volerlo togliere di mezzo per impedirne la divulgazione.

Che miseria intellettuale, che deserto mentale, che squallore culturale!!!! Che metodi arroganti usa il potere per tenere a bada chi tenta di cantare fuori dal coro. La cosa che mi preoccupa di più è che il potere non ha un colore definito, non ha più un orientamento o una dimensione politica, è il potere e basta.

Io comprerò il tuo libro perchè sono certo che conterrà concetti interessanti ed originali anche se non conformi al modo di ragionare che dovrebbe avere ogni buon cittadino nei confronti di chi ci guida verso un futuro meraviglioso e pieno di sicurezze.

Io il tuo libro lo compro e spero che molte altre persone lo facciano.

Come mi piacerebbe venire a Roma e poter frequentare quel cinema in Via degli Scipioni nel quale non sono mai stato, ma che immagino sia un luogo in cui si discute, ci si confronta, si pensa, si ascolta e si esprimono idee e si vedono film belli che nei cinema ‘normali’ è difficile vedere. Io la cultura la immagino proprio così.

Sono molto felice di essere entrato in contatto con te.

Un abbraccio

Dino

Caro Dino,

E’ vero, il cinema azzurro Scipioni è un luogo di formazione dove si discute di cio’ che procura beneficio e saggezza agli esseri viventi. Il mio libro è stato denunciato da un gruppetto di moralisti e quando lo leggerai capirai forse anche perché, pur non essendo il libro (a dire anche dell’ultima sentenza) AFFATTO SCANDALOSO.

A presto,

Silvano Agosti

Da: Sergio RYO [mailto:metalryo@hotmail.com]
Inviato: venerdì 12 agosto 2011 0.45
A: silvanoagosti@tiscali.it
Oggetto: Ciao Silvano

Ciao Silvano.
Ti scrivo questa lettera per chiederti un consiglio.
Cosa consiglieresti ad un ragazzo verso i 30 anni che ancora non ha trovato un lavoro fisso e non dispone
di alcuna ricchezza ereditaria (tipo casa) che vive in affitto e il suo stipendio da 1000 euro basta a
mala pena a soddisfare le esigenze primarie?
L’ alternativa è davvero dormire in una strada?
Ammesso che possa essere anche un’ esperienza intrigante, non penso che vivere una vita intera in
un sacco a pelo sia davvero la mia realizzazione. E’ sicuramente meglio di elemosinare una vita “normale”,
ma vivere per sempre in una strada non fa per me.
Si può vivere con dignità senza dover per forza arrancare fino alla fine dei propri giorni?

Caro Sergio,

non pensare che ogni decisione sia necessariamente definitiva. In realtà oltre alla strada ci sono centinaia di persone che per una notte possono ospitarti col tuo sacco a pelo e dopo aver dormito ogni notte in una casa diversa, come ho fatto io alla tua età per un intero anno, ti garantisco che la tua visione del mondo è assai più ricca. Inoltre tu non hai bisogno di un lavoro ma di un po’ di soldi per vivere intanto che impari, appunto, quanto diversa è la vita dall’esistenza. Quindi qualsiasi attività remunerativa va bene, dal dog sitter (portare a spasso i cani) alla pulizia di un marciapiedi con lo spontaneo contributo dei negozianti. Il segreto è comunque di riuscire a lavorare non più di tre ore al giorno.

Poi magari sarebbe interessante che tu questa esperienza invece di compierla in Italia la compissi in quattro diversi paesi del mondo, là dove sembra che tutto sia più favorevole al destino dei più ovvero BERLINO PARIGI LONDRA E PECHINO. Tra quattro anni tu sapresti alla perfezione 4 lingue tra le più importanti e ti assicuro saresti una persona diversa. Il costo di tutto cio’? Solo una intensa simpatia nei tuoi comportamenti. Smettila di lamentarti e scopri il miracolo dell’esser vivo. Gioca e la gente ti amerà.

Il fatto è che nessuno vuol capire che prima di decidere qualsiasi cosa è importante imparare a vivere, esattamente come si impara a suonare uno strumento, con passione e curiosità.E per vivere davvero sono appena sufficienti 32 ore al giorno.

A presto, magari da Berlino.

Silvano Agosti

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Pubblicato il settembre 2, 2011 su Archivio Diari. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Caro Silvano,
    alcuni mesi fa ti ho scritto in merito alla tua proposta di dichiarare l’essere umano patrimonio dell’umanità, esponendoti le mie ragioni di parziale dissenso. Non avendo ottenuto risposta e tenendoci davvero tanto a conoscere il tuo parere, mi permetto di sottoporti nuovamente il mio punto di vista. In appresso ho incollato il testo integrale della mail che ti inviai il 6 giugno scorso.
    Ti ringrazio e rinnovo i miei sentimenti di stima,
    Orazio Leggiero

    “… il massimo capolavoro che la Natura ha realizzato in 15 miliardi di
    anni…”. Detta così può sembrare uno scherzo o una provocazione. E invece,
    conoscendo il tuo impegno, so che lo dici seriamente, con convinzione. Poichè io la penso
    all’opposto (“quanto di più pernicioso la Natura ha realizzato in 15 miliardi
    di anni”), sono desideroso di comprendere il tuo punto di vista, facendo tesoro
    di una celebre regola dell’arte di ascoltare che recita testualmente: “Se vuoi
    comprendere quel che un altro sta dicendo devi assumere che ha ragione e
    chiedergli di aiutarti a capire come e perchè” (M. Sclavi).
    L’assunto da cui parto è il seguente. L’eventuale scomparsa dell’essere umano
    è la sola che comporterebbe un sicuro beneficio non soltanto per tutte le altre
    specie viventi – flora e fauna – ma anche per l’acqua, il cielo, la terra e
    tutto ciò che nel tempo si è formato. L’uomo sta riuscendo finanche
    ad inquinare lo spazio extraterrestre attraverso sonde, satelliti, ecc. (la
    c.d. pattumiera spaziale). L’unico gesto di amore e di saggezza da parte
    dell’uomo sarebbe quello di decidere la propria estinzione. Ma questo è
    intrinsecamente impossibile, perchè se l’uomo fosse talmente saggio da decidere
    la sua estinzione non sarebbe l’essere più pernicioso che la natura ha
    realizzato.
    In alternativa invece di proporre, genericamente, l’essere umano patrimonio dell’umanità, si potrebbe indicare la Donna. La differenza non è da poco! So bene che una simile proposta avrebbe minori possibilità di essere accolta, ma avrebbe un potente significato simbolico e aiuterebbe molti uomini (ma anche donne) a comprendere che il mondo va a rotoli soprattutto perchè il patriarcato e il maschilismo non hanno mai consentito alla donna di esprimere la sua straordinaria ricchezza.
    Sono sinceramente desideroso di ascoltare le tue ragioni.
    Con stima e amicizia,
    Orazio Leggiero

  2. Caro Orazio,
    l’equivoco è presto risolto. Attualmente se escludiamo bimbi cresciuti bene come Lao Tsu, Socrate, Gesu Cristo, Gandhi e alcuni altri, l’essere umano in quanto capolavoro si ferma all’età di anni tre circa, poi incominciano lo scempio e le mutilazioni.
    Certo è possibile, per chi, appassionato come me al vero valore dell’essere umano, concepire il restauro di esseri anche gravemente danneggiati da una gestione perversa e malvagia dell’assetto sociale.
    Credimi sulla fiducia, anche tu fino a tre anni di età eri un assoluto capolavoro e vivevi solo secondo i tuoi desideri. Poi è successo che…
    Mi piacerebbe incontrarti magari al mio cinema AZZURRO SCIPIONI DOVE MI TROVO OGNI VENERDI SABATO E DOMENICA. MI PIACEREBBE VERIFICARE IL TUO SGUARDO E CONVINCERTI, ANCHE SOLO ATTRAVERSO UN ABBRACCIO, CHE PER CAPOLAVORO SI INTENDE UNA PREZIOSITà UNICA E IRREPETIBILE E PERFINO, A MIO PARERE, SCONFINATA.

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